Nicola vuole rivedermi, Nicola vuole rivedermi, Nicola vuole rivedermi, continuavo a ripetermi quest’ultima frase mentre con lo stomaco allagato dall’ansia mi preparavo per la meravigliosa serata. mai come in quel momento il mio armadio mi era apparso così disperatamente inadeguato. Lo frugavo in lungo e largo senza riuscire a trovare niente che fosse all’altezza. Improvvisamente tutto il mio guardaroba mi sembrava inadeguato.. Il mio guardaroba era perfetto per il mio ex, ma totalmente inutile per Nicola. Dopo svariati tentativi, risolsi con i miei jeans attillati liu jo, una maglietta nera a collo alto da cinque euro acquistata al mercato ma forse nessuno se ne sarebbe accorto, e la mia bellissima giacca marrone Marella, vecchia già di un anno, ma mi era costata un occhio della testa quindi era perfetta per la serata. Mi guardai allo specchio, e finalmente mi piacevo. L'unica nota stonata i miei capelli. Proprio non ne volevano sapere di stare lisci. Le ragazze con cui avrei dovuto confrontarmi di sicuro avrebbero avuto i capelli più dritti della pasta Barilla, impreziositi da cristalli svaroswsky! Va bene Elena non importa il tuo stile è selvaggio, ma puoi andare lo stesso, buttati e fallo secco quel Nicola, mi dissi sforzandomi di guardarmi soddisfatta allo specchio. Ok, l’esercito delle ragazzine agguerrite è la fuori che ti aspetta ma un bel culo ce l’hai ancora no? Non ti fissare sui capelli, solo le donne sono fissate sui capelli, gli uomini guardano in basso! Mi infilai le mie scarpe decolte rosa, che adoravo, e poi il tacco sette centimetri fa miracoli per il didietro mi dissi. Un bel respiro e via si va in scena. Guidavo con lo stereo a palla per non sentire l’angoscia che ricominciava a salire. Passai con la macchina davanti al locale, era strapieno di splendenti ragazzine svarowsky, come temevo, volevo vomitare. Ma pensai che avrei avuto modo di vomitare più tardi dato che sicuramente la serata mi avrebbe richiesto svariate pozioni di vodka. Parcheggio e telefono a Luisa, mi risponde alla seconda chiamata, sono già dentro con Mattia mi urla al telefono, ok, dove di preciso? al bancone vicino alla cassa, ok arrivo. Attraverso la strada con le gambe che tremano. ho l’impressione di avere gli occhi di tutti puntati addosso. Ma davvero pensi che stiano sempre tutti lì a guardare te quando passi?Mi dico. Sei davvero egocentrica. Forse si, sono egocentrica ma avevo sempre quella tremenda impressione. Raggiungo il capanello di folla all’esterno del locale, adesso non era più un’impressione avevo davvero gli occhi di molti spalmati addosso, sentii qualche apprezzamento volare mentre cercavo di raggiungere l’entrata, mi sentii improvvisamente più sicura e più calma. Il buttafuori all’entrata mi aprì gentilmente la porta a vetri e mi sorrise mentre mi faceva entrare, la musica mi avvolse aumentando il mio senso di sicurezza. Al telefono Luisa non mi aveva detto se c’era anche Nicola insieme a lei e Mattia, adesso avevo una voglia estrema di rivederlo e soprattutto volevo che mi vedesse, il mio respiro si era fatto improvvisamente più profondo, l’eccitazione saliva come un’onda calda dal mio ventre. Finalmente stavo bene. Mi avvicinai al bancone, senza cercare Luisa e Mattia, ordinai un vodka lemon, bevevo sempre e solo esclusivamente vodka. Era l’unico super alcolico che riuscivo a tollerare. Mi appoggiai al bancone e tirai due lunghe sorsate dalla cannuccia, mi voltai e mi guardai in giro con gli occhi lucidi e il sorriso sulle mie labbra che conoscevo e sapevo essere adesso in fiamme. La prima vittima della serata mi è subito col fiato sul collo. Sei da sola? Per ora, rispondo io secca. Una bella ragazza come te? Vero? Dico io guardandolo dritto negli occhi e pensando a tutto il repertorio di frasi scontate che avrei dovuto sorbire, perché era fon-da-men-tale che in quel momento rimanessi lì. Volevo che fosse Nicola a trovare me e non il contrario, e volevo che mi trovasse in piacevole compagnia e non certo da sola! Poi inaspettatamente lo vidi. Si era non so come materializzato dietro il tipo che mi stava parlando, stava fermo immobile con il sorriso divinamente diabolico che già conoscevo bene e gli occhi splendenti. Volevo svenire. Mi fece un segno eloquente con gli occhi come a dire lascia il tipo e vieni qui, ma io ero paralizzata, non riuscivo a staccarmi dal bancone che adesso avevo l’impressione mi sostenesse, anzi che fosse l’unica cosa che mi tenesse ancora in piedi, il ragazzo che avevo sempre davanti e che mi separava da dove volevo essere, ormai parlava da solo io non afferravo più nemmeno una parola di quel che diceva.. poi Nicola mi prese il braccio e mi trascinò a sé sotto lo sguardo sorpreso e un po’ inebetito del mio interlocutore, feci appena in tempo ad alzare una mano in segno di scusa prima che il campo di forza di Nicola mi aspirasse dentro completamente. Rimanemmo a fissarci negli occhi per qualche minuto senza dire una parola, possibile che fossimo già così avanti? C’eravamo conosciuti appena due sere prima, possibile che in due notti l’attrazione fra di noi avesse già raggiunto un livello così alto? Così palpabile? Fosse già così divampata? Ero incantata, sentivo i suoi occhi su di me, i suoi occhi color del mare illuminato dal sole, e mi sentivo la donna più fortunata del mondo. Quante donne potevano contare di avere gli occhi di Nicola addosso in quel momento? Nessuna, solo io. Era un miracolo che lui fosse lì. Fai la splendida? Come? Dissi io, risvegliandomi come da un sogno. Si, ti ho vista entrare, non hai guardato nessuno, sei andata dritta a prenderti da bere, ed è un quarto d’ora che parli con il primo che ti ha abbordato. Beh era carino! e certo non sei stato molto educato a trascinarmi via, poteva essere un mio amico no? Te che ne sai in fondo. Me lo ha detto Luisa che non lo conosci, guarda è là, dietro di te, con Mattia, è tutto il tempo che ti osserviamo fare la splendida col tipo. Casa? Mi voltai e li vidi entrambi sorridermi col bicchiere in mano. Mi ricordai della mia bevuta, la finii in tre sorsate, poi rivolsi gli occhi lucidi a Nicola in segno di sfida. Lui rise… sei ubriaca, disse e io di nuovo sperai di svenire. Ho bisogno di bere. Dissi. L’hai appena finita. Appunto. Mi appoggiai di nuovo al bancone che era diventato più o meno la mia stampella e Nicola mi scivolò di fianco. Mi guardava dall’alto in basso, era più alto di me, questo almeno mi confortava, mi faceva sentire meno grande! Succhiai il limone del nuovo vodka lemon perché avevo bisogno di farmi male alle labbra, e poi detti una lunga sorsata, il sapore della vodka amplificato dal limone che mi ero appena spremuta in bocca, mi stordì, la testa mi cadde all’indietro, adesso cominciava a girarmi tutto, un effetto che adoravo, sentivo l’alcool calmarmi in superficie, e divampare in fuoco ardente in profondità. Sentivo le mie labbra sempre più in fiamme. Mattia e Luisa ci raggiunsero, finalmente. Notai che Mattia mi osservava con gli occhi accesi, pensai sarebbe stato più corretto che rivolgesse a Luisa quello sguardo, io ero la sua amica, ma l’alcol mi impediva di preoccuparmene, era scorretto, me ne rendevo conto, ma avevo troppa voglia di giocare davanti e per Nicola. Vidi Nicola e Mattia scambiarsi occhiate divertite, prima fra loro e poi rivolte a me, Luisa irreparabilmente fuori. Feci qualche blando tentativo per tirarla dentro ma avevo già bevuto troppo per una come me che l’alcol lo regge a malapena, per riuscire a fare qualcosa di veramente utile. Bene ragazzi io esco a fumare, dissi ridendo. Nicola uscì con me, ero felice di trovarmi nuovamente sola con lui. Mi dai il tuo numero di telefono? mi disse appena fuori. Ci devo pensare. Guarda che tanto me lo faccio dare dal Luisa. Fa come ti pare, dissi fingendo di essere indispettita ma non lo ero affatto, anzi mi piaceva enormemente che si prendesse da solo tutto quello che desiderava da me, non so se si era già accorto dell’effetto che mi stava facendo, del potere che già aveva su di me, ma la parola NO stava irrimediabilmente cominciando a scivolare nelle ultime posizioni rispetto alle varie possibilità che avevo di rispondere a qualsiasi sua richiesta. E SI stava risalendo velocemente la classifica. il mio bicchiere era di nuovo vuoto, guardai Nicola e dissi beh qui ci vuole il terzo. Raggiunsi Mattia e Luisa al bancone e ordinai il terzo vodka lemon. Così non riuscirai a tornare a casa, mi disse Mattia. Beh è una buona scusa per farsi riaccompagnare allora? Sempre che tu voglia lasciarmi veramente nelle mani di quel tuo amico! È pericoloso! Il primo sorso mi fece girare pericolosamente la testa, adesso avevo gli occhi talmente lucidi che vedevo tutto appannato, ma distinsi comunque Nicola parlare con delle ragazzine svarowsky della sua età o forse più piccole. Si staccò quasi subito fortunatamente e mi raggiunse, mi tolse il bicchiere di mano e si avvicinò al mio viso, alle mie labbra senza rispettare le distanze di sicurezza, era intollerabile, sentii la sua mano scivolarmi sul fianco, ebbi un tremito e mi sembrò di cadere da un lato, mi girava tutto, e comunque il suo braccio ora mi sosteneva. Forse è meglio se usciamo un attimo. Si direi che è meglio si. Te la riporto subito, disse rivolto a Mattia, li vidi scambiarsi un sorriso complice, poi più niente, sentivo solo il braccio di Nicola mentre mi sosteneva la vita per portarmi fuori, facendosi spazio tra la gente. Fortunatamente intravidi il bagno, perché mi resi conto che mi scappava da morire. Mi aspetti? Devo andare un attimo là dentro. Mi staccai a malincuore ma l’urgenza era troppa. Fortunatamente c’era solo una ragazza davanti a me. Pregai che facesse il più in fretta possibile. Mi guardai allo specchio, ero pallidissima, come mi succedeva sempre quando bevevo troppo, maledetta pressione bassa pensai. Dopo averla fatta mi sentii meglio, ma il cuore mi batteva all’impazzata all’idea di uscire e di non trovarlo. E invece lui c’era, appoggiato al muro, guardava davanti a sé, ma io sapevo che mi stava aspettando. Lo raggiunsi, lui mi prese di nuovo per la vita e mi fece uscire. L’aria fresca mi colpì il viso facendomi riprendere il minimo necessario per riuscire a staccarmi dal capannello di folla che occupava l’ingresso del locale, attraversammo la strada la mano di Nicola nella mia, ormai mi lasciavo trascinare senza opporre la minima resistenza, mi sarei lasciata trascinare ovunque. Dove stiamo andando? Dissi. In macchina. Certo. È lontana? Ti senti male? No, no, sto bene grazie ma non ce la faccio tanto a camminare, non reggo l’alcol, e detti un altro sorso al vodka lemon che ancora tenevo in mano. Ecco è questa. Una golf grigia metallizzata, mi sembrò bellissima, la macchina perfetta per il mio giovane ragazzo, fresca, sportiva e scattante come lui, gli si intonava perfettamente. Mi fece salire, poi fece tutto il giro della macchina e salì anche lui, eravamo finalmente soli, veramente soli, con la sua macchina che ci racchiudeva, era così intimo che pensai di sentirmi male. Ti senti male? No, è l’alcol ma ora mi passa. Mi aveva guardato coi suoi occhioni azzurri sinceramente preoccupato, era troppo per me, mi sentirò male se continui a guardarmi così pensai fra me, e sorrisi. Il mio giovane bimbo trafficava con lo stereo, era così affascinante. Mi sembrava di avere vent’anni, era questo che rendeva tutto ancora più insostenibile per me. Non li avevo vissuti i miei vent’anni, la prima scopata a ventidue!!! E adesso, che mi succedeva?. Nicola mise in moto e partì. L’oscillazione della macchina mi costrinse ad abbandonarmi allo schienale del sedile. Lui mi guardò e mi prese la mano. Era così dolce. Non mi chiese dove volessi andare, lui sapeva già dove voleva andare e a me stava bene. Portami pure dove vuoi mio giovane angelo caduto dal cielo, anche all’inferno va bene. Quando la macchina si fermò, non avevo la più pallida idea di dove fossimo, avevo bevuto troppo per riuscire a vedere la strada che avevamo percorso. E adesso che cosa sarebbe successo? O meglio come? Lui che cosa si aspettava da me? Forse si aspettava una trentenne esperta di sesso? Io avevo solo tre uomini alle spalle, lui forse sarebbe stato il quarto. Si avvicinò a me, io ero paralizzata, cominciò a baciarmi, le labbra di Nicola sulle mie labbra mi fecero girare la testa così forte che dovetti staccarmi e appoggiarmi al sedile. Scusa mi gira la testa. Bene disse lui. Gli brillavano gli occhi. Poi in un attimo la sue mani erano sotto i miei vestiti. Sotto la maglia.. mi sganciavano i jeans e non so come mi ritrovai distesa a guardare il tettino della macchina. Fra poco avrebbe infilato la sua mano nei miei slip e avrebbe sentito quanto mi aveva eccitato. Mi vergognavo da matti, farsi eccitare dal mio ex era normale, lecito, ma lui era più piccolo, era un bimbo, lasciarmi scoprire così bagnata, nella mia intimità mi spaventava, ma allo stesso tempo aumentava ancora di più l’eccitazione che provavo, e comunque ero troppo bevuta per reagire. Le sue mani su di me, le dita di Nicola dentro di me, le sue mani ovunque come centinaia di tentacoli che non sarei mai riuscita a fermare, volevo svenire, perché non svenivo? Lo sentii tirarmi giù i jeans fin sotto le ginocchia, alzarmi la maglia, non c’era un centimetro di me che non stesse scoprendo. Poi mi resi conto che le mie mani avevano invece vagato sulla pelle della sua schiena senza riuscire ad andare dove avrebbero dovuto. Lui invece era andato già così avanti con me nello spogliarello! Ed io gli avevo appena infilato le mani sotto la maglietta. Avevo paura. Avevo paura della sua intimità, di toccare il suo cazzo, mi veniva da piangere. Lui non si era nemmeno sbottonato i jeans, era così carino, non voleva essere prepotente con me voleva che fossi io a farlo, voleva fare piacere a me e non chiedeva niente per se, e questa sua assoluta mancanza di egoismo mi sconvolgeva, sentivo un impulso irresistibile a dargli tutto quello che non chiedeva, e anche di più se fosse stato possibile. Sbottonagli i jeans avanti! Ok gli sbottono i jeans, mi tremavano le mani. I suoi boxer erano bianchi firmati,. Ed era in erezione. Era troppo. Lo allontanai da me. Non capiva quello che stavo facendo, lo feci sedere al suo posto, mi guardava serio si chiedeva se avesse sbagliato qualcosa. No amore non hai sbagliato niente. Improvvisamente il coraggio era tornato a farmi visita, adesso gioco un po’ io gli dissi. Gli tirai via i jeans e i boxer dolcemente.. si lasciò fare, era fermo immobile, nelle mie mani, in attesa. Ma non lo feci aspettare molto perché il desiderio pazzesco di riempirmi la bocca di lui mi aveva travolta. Avvicinai il mio viso al suo cazzo e dolcemente lo presi fra le labbra. Scoppiavo dall’emozione e credo che lui lo sentisse, mi disse che se continuavo così lo avrei fatto venire, si preoccupava per me? Se solo avesse sentito quello che stavo provando, tenerlo fra le labbra era tutto per me in quel momento, desideravo solo che me lo lasciasse sentire e gustare, cercavo di essere il più delicata possibile perché non volevo in nessun modo apparirgli volgare, avevo paura di offenderlo e cercavo di trattenermi, di non essere troppo precipitosa o irruenta. Cercavo di essere il più morbida e calda possibile. Sentivo le sue dolci mani fra i miei capelli mi facevano impazzire, continuai senza fermarmi fino a quando capii che stava arrivando, che stava cedendo, strinsi leggermente le labbra e il suo sperma caldo mi riempì la bocca, gustai il suo sapore, gustai la sua chimica, il prodotto delle sue cellule, del suo corpo, delle sue viscere, della sua anima, assaporai lui, la sua essenza più intima, prima di inghiottirlo. Provai a tenerlo ancora un momento in bocca ma lui mi allontanò, dicendomi che dovevo fermarmi. Mi staccai da lui e la mia bocca mi sembrò terribilmente vuota.